In questo articolo vi offrirò alcuni spunti per una riflessione su due mostre d'arte che presentano un tema comune, seppur attraverso angolature diverse. L'esposizione temporanea Tæt på – Intimiteter i kunsten (Da vicino – Intimità nell'arte) terminata lo scorso 8 maggio nella Galleria Nazionale di Arte è nata da uno studio da parte di Mikkel Bogh che ha preso in considerazione la trasmissione dell'intimità in più di un centinaio di opere dal 1730 al 1930 di artisti diversi. Nello stesso contesto di ricerca, si colloca la mostra Hjemme hos Hammershøj (A casa di Hammershøj), disponibile fino al prossimo 19 giugno al Museo Ordrupgaard, che ci permette di entrare nel luogo più intimo del pittore, ovvero la sua residenza privata.

Spesso l'intimità viene collegata con la propria casa, o più precisamente, con una stanza in particolare della casa, quella che viene più utilizzata quando si tratta di spendere il tempo in famiglia. In questo caso l'intimità viene trasmessa a livello pittorico grazie ad una particolare scelta dei colori, delle forme, della luce, e della disposizione dei membri della famiglia. Un esempio è l'autoritratto dal titolo L'artista e la sua famiglia di musicisti del pittore tedesco Balthasar Denner, dove sono rappresentati l'artista e la sua famiglia, immortalati nello spazio intimo della loro sfera domestica. I protagonisti della tela stanno infatti trascorrendo del tempo insieme, suonando strumenti musicali e cantando. In questa tela, il "punto di svolta" sta nel dipingere la famiglia senza includere la servitù, come si sarebbe fatto qualche tempo prima di Denner. Così facendo si iscrive quindi la famiglia in uno spazio reale, e pittorico, molto intimo.

Balthasar Denner, L'artista e la sua famiglia di musicisti, ca. 1730, olio su tela.
Balthasar Denner, L'artista e la sua famiglia di musicisti, ca. 1730, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.

L'interno residenziale è metafora di un luogo interiore spirituale anche nella tela Un interno ad Amaliegade di Wilhelm Bendz. In essa sono ritratti i fratelli dell'artista, ovvero il capitano di artiglieria Carl Ludvig Bendz e il medico Jacob Christian Bendz, nella quotidianità della loro convivenza. Il pittore stesso è indirettamente presente nello spazio dipinto attraverso l'inserimento di alcuni elementi che appartengono alla sua attività artistica, ovvero il tavolo da disegno e lo sgabello pieghevole. Per completare il quadro famigliare, Wilhelm Bendz inserisce anche i genitori posizionando i loro ritratti sulla parte destra della tela. In questo caso, l'interiorità è di nuovo legata ad un'intima cerchia famigliare, ma subentra il legame con lo spazio circostante, dato che si intravede un giardino dalla finestra vetrata sulla destra.

Wilhelm Bendz, Interno ad Amaliegade, 1829, olio su tela. Foto presa da www.hirschsprung.dk.
Wilhelm Bendz, Interno ad Amaliegade, 1829, olio su tela. Foto presa da www.hirschsprung.dk.

Ritratto di famiglia di Emil Bærentzen evoca lo stesso sentimento che vuole suscitare Denner nella sua opera sopra menzionata. Il tema è ancora una volta la tranquillità della vita domestica, la cultura Biedermeir, la borghesia di Copenaghen. E proprio come fa Bendz, Bærentzen dipinge una finestra per creare un contrasto tra la pace della vita in famiglia, dove ogni membro svolge la sua attività in armonia con gli altri, e il "caos" della vita fuori casa, che in questo caso è rappresentato dagli edifici e dai tetti squadrati della capitale danese.

1828, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.
Emil Bærentzen, Ritratto di famiglia, 1828, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.

Madre dell'artista nella stanza blu di Anna Ancher è una delle tante opere in cui l'artista ritrae la madre Ane Hedvig Brøndum nello svolgimento di una delle sue attività preferite, ovvero la lettura. Inoltre, in questa tela, come in tante altre, la madre viene ritratta in uno spazio blu – il colore del cielo e delle onde del mare, della calma e dell'equilibrio. La madre di Ancher gestiva un hotel a Brøndum con l'aiuto di alcuni dei suoi figli. Tra un dovere e l'altro, Ane riusciva a dedicarsi ai suoi più grandi interessi, la storia e la letteratura. In quest'olio non vediamo l'ambiente esterno, che però ha un forte legame con l'opera dato che la luce del sole penetra dalla finestra della camera conciliando la concentrazione della madre ai fini della lettura. Mentre nel 1800 l'interiorità viene rappresentata attraverso un'intima collettività (la famiglia nel suo benessere economico e nella sua armonia spirituale), nel 1900 predilige il singolo individuo.

Anna Ancher, La madre dell'artista Ane Hedvig Broendum nella stanza blu, 1909, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.
Anna Ancher, La madre dell'artista Ane Hedvig Broendum nella stanza blu, 1909, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.

L'esposizione ha indagato anche l'intimità legata alla cura per il corpo con Signora che si veste di Harald Giersing. La figura femminile ritratta pare infatti essere in procinto di sistemare la camicetta dentro alla gonna. E' un momento di cura personale in cui la donna vive una particolare intimità con il proprio corpo. Sempre nel contesto corporale, ma più carnale ed erotico, s'inserisce anche Un uomo e una donna che si abbracciano e accarezzano di Nicolai Abildgaard e Uomo che abbraccia una donna di August Rodin. In entrambi i disegni la coppia è ritratta mentre si scambia effusioni amorose. L'intimità coinvolge la coppia nella sua nudità. Abildgaard utilizza i giochi di luce ed ombra per trasmettere il calore del momento rappresentato; così come le linee caotiche di Rodin sottolineano il dinamismo del momento erotico. Per mezzo di questi disegni, i due artisti non solo mostrano la loro conoscenza nel sapere disegnare il corpo umano, ma anche la loro abilità nel ritrarre un momento tanto intimo della vita di coppia.

Harald Giersing, Signora che si veste, 1907, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.
Harald Giersing, Signora che si veste, 1907, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.

Nicolai Abildgaard, Un uomo e una donna che si abbracciano e si accarezzano, 1800. Matita e penna su carta. Foto presa da www.smk.dk.
Nicolai Abildgaard, Un uomo e una donna che si abbracciano e si accarezzano, 1800, matita e penna su carta. Foto presa da www.smk.dk.

Auguste Rodin, Un uomo che abbraccia una donna, 1880, matita e penna su carta. Foto presa da www.smk.dk.
Auguste Rodin, Un uomo che abbraccia una donna, 1880, matita e penna su carta. Foto presa da www.smk.dk.

Mi ha colpito in modo positivo la scelta del direttore Mikkel Bogh di inserire Emilie dorme di Adoplh Menzel. Quest'opera affronta l'intimità da un'ulteriore prospettiva. L'artista ritrae infatti la sorella mentre dorme, nello svolgimento quindi di una delle attività più quotidiane della vita umana. Focalizzandosi però per qualche istante sulla beatitudine che coinvolge Emilie nel sonno, ci si renderà conto che l'artista non solo rivela l'affetto per la sorella ritraendola in un momento e in una posizione che trasmettono tenerezza, ma concorre altresì all'apertura di un altro mondo agli occhi dell'osservatore, ovvero quello onirico. La sorella sta dormendo e probabilmente sognando. I sogni definiscono un mondo assolutamente privato, in cui si manifestano i desideri e le paure umane più intime.

Adoplh Menzel, Emilie che dorme, 1848, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.
Adoplh Menzel, Emilie che dorme, 1848, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.

Durante la mostra è stato possibile non solo ammirare le opere d'arte in cui l'intimità viene circoscritta in spazi privati, ma anche quelle in cui le relazioni umane si manifestano in ambiti pubblici. E' il caso per esempio di Nel Parco Bois de Boulogne di Berthe Morisot, in cui il pittore ci mostra la rilassatezza di due donne che spendono il loro tempo libero immerse nella natura, e di Notte nel treno L di Edward Hopper, in cui una coppia di amanti è ritratta mentre seduta in un vagone apparentemente vuoto. Si continua a notare il legame tra i due ambienti, che rappresentano l'allegoria della vita spartita tra mondo interiore e esteriore.

Berthe Morisot, Nel Parco Bois de Boulogne ,1880, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.
Berthe Morisot, Nel Parco Bois de Boulogne, 1880, olio su tela. Foto presa da www.smk.dk.

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Edward Hopper, Notte nel treno L, 1918, acquaforte.

Trovo che la mostra dedicata a Vilhelm Hammershøi al Museo Ordrupgaard si inserisca perfettamente in questo contesto ove la prima parola è riservata all'intimità trasmessa dagli interni privati. A questo proposito vorrei proporvi alcune delle opere esposte, senza dimenticare di dirvi che lo stesso Hammershøi è stato incluso nell'esposizione temporanea – e ahimè terminata – di cui sopra ho parlato, nella Galleria Nazionale di Arte.

Nel 1898, dopo aver vissuto a Londra, Hammershøi si trasferisce con la moglie Ida Ilsted Hammershøi a Christianshvan, nell'appartamento in Strandgade 30. Gli interni della loro casa, così come la moglie, sono i protagonisti delle tele dell'artista. Le stanze dipinte da Hammershøi offrono un potenziale estetico, infatti l'artista interpreta gli arredi e gioca con la luce attraverso uno studio degno di unicità. Nelle sue opere notiamo la tendenza a fotografare con il pennello quei dettagli intimi dello stile Biedermeier, di cui ho parlato ad inizio articolo. Da dove viene la luce, dove sono disposte le figure, dov'è seduta Ida, quali oggetti sono presenti nella stanza, quanto aperte sono le porte e le finestre: ogni dettaglio è rilevante nel contesto della ricerca su Hammershøi. L'artista danese dipinge inizialmente stanze vuote con porte bianche aperte o chiuse, come nel caso di Una giovane ragazza che cuce; studia meticolosamente l'asse della tovaglia bianca in Due figure; pensa e organizza tutto nel minimo dettaglio senza lasciare nulla al caso come in Interno in Strandgade 30. Nei dipinti la moglie Ida non compie mai nessuna azione particolarmente significativa e questo è un espediente che l'artista usa non solo per raccontare la semplice quotidianità della loro vita, della loro intimità, ma anche per far convergere l'attenzione dell'osservatore sugli interni.

Vilhelm Hammershøi, Una giovane donna che cuce, 1887, olio su tela. Foto presa da www.ordrupgaard.dk.
Vilhelm Hammershøi, Una giovane donna che cuce, 1887, olio su tela. Foto presa da www.ordrupgaard.dk.

Vilhelm Hammershøi, Due figure, 1898, olio su tela. Foto presa da www.ordrupgaard.dk.
Vilhelm Hammershøi, Due figure, 1898, olio su tela. Foto presa da www.ordrupgaard.dk.

Vilhelm Hammershøi, Interno a Strandgade 30, 1901, olio su tela. Foto presa da www.ordrupgaard.dk.
Vilhelm Hammershøi, Interno a Strandgade 30, 1901, olio su tela. Foto presa da www.ordrupgaard.dk.


In questo articolo ho proposto solo alcune delle opere esposte nelle due mostre. La selezione è stata frutto di una scelta esclusivamente personale che ha prediletto quelle opere che a mio avviso hanno reso particolarmente significative le mostre, e anche quelle che mi interessano a livello estetico. Purtroppo la mostra Tæt på – Intimiter i kunsten è terminata, ma se interessati potete ancora acquistare il catalogo nel negozio della Galleria Nazionale di Arte, mentre invece Hjemme hos Hammershøi è ancora disponibile fino al prossimo 19 giugno, quindi non perdetevi la meravigliosa occasione di visitarla. Il Museo Ordrupgaard si trova a Charlottenlund (a circa una ventina di km da Copenaghen) ed è raggiungibile con i mezzi pubblici. Con l'occasione potete visitare anche la casa museo dell'architetto e designer danese Finn Juhl  (vi può interessare anche: La Copenaghen del Design – parte 4: una casa in stile perfettamente danese ) e il Parco dei cervi Dyrehave, in cui si trova il parco esistente più antico al mondo, ovvero Bakken (vi può interessare anche: Pasqua a Bakken. Una gita nel Parco divertimenti più antico del mondo!).

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