Sono andata a fare un giro per gallerie perché mi manca stare a contatto con l’arte. Come saprete, anche in Danimarca, i luoghi della cultura sono chiusi. Ciò nonostante ho potuto osservare le opere in Artland.com, uno spazio virtuale che permette di viaggiare attraverso esposizioni di tutto il mondo. Sono entrata in alcuni spazi espositivi presenti a Copenaghen e sono rimasta colpita da tre mostre in particolare che, anche se in posti diversi e curate da artisti differenti, parlano dello stesso tema, molto attuale in questo momento, ovvero la "caduta" dell'uomo moderno. Le interpretazioni sono diverse tra loro, ma tutte di carattere profondamente riflessivo. Così come avrei fatto se ci fossi stata di persona, ho scattato delle foto a ciò che mi ha affascinata maggiormente, ma dello schermo, con la fotocamera del computer. Vivere l'arte in questo modo non è certamente un'esperienza totale, ma permette di mantenere il contatto con un mondo a cui, al momento, non ci si può avvicinare. Inoltre, piattaforme online come questa, danno accesso ad un vasto patrimonio, che non può che apportare maggiore conoscenza. Senza spostarci dal nostro ufficio, possiamo visitare tutte le gallerie del mondo, o quasi.

Con “Angel” presso Hans Alf Gallery, Anders Scrmn Meisner fa spazio alla speranza, al perdono, alla redenzione. Lo fa attraverso le sue tele, reminiscenti delle notti trascorse a dormire sotto il cielo stellato. I quesiti esistenziali legati alle paure e alle ansie dell’uomo moderno trovano rifugio nella meraviglia della natura.

Immagine dello schermo. Anders Scrmn Meisner, Astrea in Red Kimono, oli su tela.

L’interpretazione di Kaare Golles con "Når jeg ser på ørkenen, ser jeg havet” (“Quando guardo il deserto, vedo il mare”) presso Sabsay è, invece, molto più pessimistica. Lo rendono chiaro le sue parole di cui ne riporto un estratto a continuazione.

"“...Humans were a bridge between chaos and loneliness./ "Gli esseri umani sono stati un ponte tra caos e solitudine.

Between biology and technology. A time accelerator./ Tra biologia e tecnologia. Un acceleratore di tempo.

The order of speed has entered. We are falling forward …/ È subentrato l'ordine della velocità. Stiamo cadendo in avanti ...

We can no longer stop the fall …/ Non possiamo più fermare la caduta ...

The world we see around us is disappearing./ Il mondo che vediamo attorno a noi sta scomparendo.

When I look at the sea, I see the desert!”/ Quando guardo il mare, vedo il deserto!"

Immagine dello schermo. Kaare Golles, Når jeg ser på ørkenen, ser jeg havet.

Così come spiega l'artista stesso, il suo deserto è allo stesso tempo un luogo di vite morte (le maschere da lui create non sono che i fossili di creature preistoriche) e l’immagine di come il mondo cambierà. Il cambiamento in questione è tra l'altro enfatizzato dal titolo del suo progetto: "Quando guardo il deserto, vedo il mare", come a dire che quando si guarda il presente, si guarda anche al passato e al futuro. Il passato si rivela tramite una ricerca attenta, il futuro si nasconde mandando segnali premonitori. Dalla sua interpretazione si deduce che all’essere umano non è conferito alcun potere, se non, appunto, quello di stare a guardare cosa è successo e cosa accadrà. Si notano sulle sue tele buie parole come “Ingen” (nessuno), “Intet" (niente), “Nul” (zero), “Ikke” (no) che enfatizzano la sensazione di solitudine e accentuano l’inettitudine dell’essere umano.

Infine, Hiu Tung Lau ci invita a non dimenticarci di guardare la luna con "Don't forget to look at the moon” presso Alice Folker Gallery. I suoi paesaggi evanescenti, frutto di emozioni profondamente malinconiche, favoriscono l’introspezione rispetto ai mali odierni. Una riflessione, quella scaturita dalle opere di Hiu Tung Lau, che può portare ad una migliore comprensione di noi e di ciò che ci circonda.

Immagine dello schermo. Hiu Tung Lau, Don't forget to look at the moon.